Negli ultimi anni gli attacchi ransomware nel settore pubblico sono diventati sempre più frequenti, con agenzie governative, strutture sanitarie e istituti scolastici che ne sono spesso vittime. Tuttavia, il settore pubblico è sempre stato un bersaglio per i criminali informatici intenzionati a rubare dati e causare danni. Lo conferma Verizon nel suo Data Breach Investigations Report 2020 (DBIR), secondo cui la pubblica amministrazione è uno dei settori più presi di mira e il ransomware è il tipo di attacco più diffuso. Anche un rapporto di Darktrace lo conferma, affermando che nel 2020 «gli enti locali sono stati il bersaglio principale degli attacchi ransomware».
Il ransomware è un tipo di malware pericoloso e insidioso che sta diventando sempre più diffuso in tutti i settori. Anche i malintenzionati che stanno dietro a questo malware stanno diventando sempre più abili nell’ottenere il riscatto, non solo crittografando i dati, ma anche rubandoli. In questo articolo analizziamo l’impatto che il ransomware sta avendo sul settore pubblico e cosa si può fare per mitigarlo.
Perché il settore pubblico è a rischio di attacchi ransomware
Può essere difficile ottenere informazioni sulla reale portata degli attacchi informatici negli enti pubblici. Tuttavia, nel 2019, l’azienda di sicurezza SolarWinds ha presentato una richiesta ai sensi della legge sulla libertà di informazione. I dati raccolti hanno fornito alcune informazioni interessanti: mentre circa un terzo degli intervistati non aveva subito alcun attacco informatico, un numero crescente aveva subito oltre 1000 attacchi mirati.
La maggior parte di questi attacchi era sotto forma di phishing e malware. E questo nonostante fossero in atto misure tradizionali di sicurezza informatica, come firewall e software antivirus. La ricerca mostra chiaramente che il settore pubblico è nel mirino dei criminali informatici e che il ransomware, essendo attualmente uno dei malware più diffusi, rappresenta una grave minaccia per il settore.
I recenti attacchi di grande risonanza, come quello con il ransomware ai danni della società di servizi pubblici Colonial Pipeline negli Stati Uniti, dimostrano fino a che punto si spingono le bande di hacker che usano il ransomware. In questo attacco informatico, i dati non solo sono stati resi inaccessibili tramite la crittografia, interrompendo così le operazioni, ma sono stati anche rubati e usati come leva per fare pressione affinché venisse pagato il riscatto.
Un rapporto di IBM X-Force ha rilevato che nel 59% dei casi di ransomware si è verificata un’esfiltrazione di dati prima che avvenisse la crittografia. Colonial Pipeline era un bersaglio perfetto per il ransomware, dato che svolge un ruolo fondamentale nelle infrastrutture critiche. Allo stesso modo, i settori dei servizi pubblici costituiscono un’infrastruttura critica, fornendo servizi importanti ai cittadini che dipendono dai dati: questo punto non sfugge certo alle bande di ransomware.
I servizi pubblici, come i distretti scolastici, le strutture sanitarie e persino i comuni, sono tutti bersagli degli autori di attacchi ransomware. Un attacco recente ha colpito il sistema sanitario irlandese. L’attacco, che si sospetta sia stato sferrato da una banda di hacker nota come Wizard Spider, ha lasciato gli ospedali senza computer per oltre una settimana.
Proprio come nell’attacco alla Colonial Pipeline, gli hacker hanno crittografato i dati e rubato grandi quantità di informazioni per aumentare la pressione affinché venisse pagato il riscatto di 20 milioni di dollari (14 milioni di sterline). Nel 2020, un attacco ransomware ai danni del comune di Redcar e Cleveland è costato all’ente circa 10 milioni di sterline: i costi sostenuti includevano i tempi di inattività e la riduzione delle entrate derivanti dalle attività di controllo.
Ransomware-as-a-Service nel settore pubblico
Il settore pubblico comprende una vasta gamma di tipi di organizzazioni, dall’assistenza sanitaria ai comuni, passando per gli enti decisori e le scuole. Il settore pubblico, quindi, offre agli autori delle minacce una serie di opportunità, non solo per causare disagi ed estorcere denaro, ma anche per rubare dati.
Lindy Cameron, amministratore delegato del National Cyber Security Centre (NCSC) del Regno Unito, ha recentemente dichiarato in un discorso tenuto in occasione della (RUSI), che l’aumento dei casi di ransomware è dovuto a un “effetto cumulativo”, poiché le organizzazioni non sono riuscite a far fronte alla crescente sofisticazione degli attacchi di questo tipo.
Le organizzazioni del settore pubblico sono a rischio a causa dell’uso di questi attacchi più sofisticati, tra cui il “Ransomware-as-a-Service (RaaS)”. Questi “kit” di ransomware rendono molto più facile creare campagne di ransomware. Chiunque voglia entrare nel mondo del ransomware può farlo pagando un canone mensile e cedendo una percentuale del riscatto.
Nel suo discorso, Cameron sottolinea che il RaaS sta alimentando l’aumento degli attacchi ransomware. Tra questi kit RaaS, alcuni sono progettati appositamente per colpire il governo e il settore pubblico. Un esempio è Eking RaaS, identificato da Darktrace come strumento utilizzato per attaccare i servizi governativi nella regione APAC.
Come proteggere il settore pubblico dagli attacchi ransomware
Il DBIR sottolinea che nell’85% delle violazioni dei dati è coinvolta una persona. Il fattore umano è evidente in molti tipi di attacchi informatici, compreso il ransomware; spesso basta un clic sbagliato in un’e-mail dannosa per dare il via all’incubo del ransomware.
Dato che chi usa il ransomware punta sia al furto di dati che alla crittografia, il “fattore umano” diventa sempre più importante come via d’accesso a un’organizzazione. Il phishing è uno dei vettori di attacco preferiti dagli hacker perché funziona. Nell’ultimo DBIR del 2021, Verizon sottolinea che il phishing e il ransomware sono stati ancora una volta molto diffusi; per quanto riguarda gli attacchi alla pubblica amministrazione, l’ingegneria sociale è la tecnica preferita, utilizzata nel 69% delle violazioni.
Il ransomware viene diffuso e provoca l’infezione attraverso diverse vie, ma, come già detto, il phishing è una delle più comuni. Da un sondaggio basato sui dati dei servizi gestiti è emerso che il 54% degli attacchi ransomware è partito da un’e-mail di phishing: le cattive abitudini degli utenti (27%) e la mancanza di formazione sulla sicurezza (26%) sono state le altre cause più comuni che hanno portato all’infezione da ransomware.
Prevenire gli attacchi ransomware nel settore pubblico
Prevenire il ransomware nel settore pubblico significa ridurre i rischi. I rischi per la sicurezza si riducono adottando un approccio socio-tecnico; proprio come gli hacker attaccano il settore pubblico e altri settori sfruttando l’ingegneria sociale e le vulnerabilità tecniche.
Per contrastare i principali vettori di infezione da ransomware bisogna partire da una cultura della sicurezza davvero solida. Questo si ottiene offrendo a tutto il personale una formazione efficace sulla sicurezza informatica. Il tutto è poi rafforzato dall’uso dei migliori strumenti di sicurezza disponibili, che soddisfano i requisiti degli standard e delle normative di sicurezza come l’ISO 27001.
Gli attacchi ransomware nel settore pubblico continueranno finché le organizzazioni non smetteranno di essere infettate e di pagare il riscatto. Nei settori che dipendono dai dati, come quello pubblico e governativo, quest’ultima può essere una scelta difficile da fare. Questo significa che bisogna mettere in atto delle misure per ridurre le probabilità che un attacco ransomware vada a buon fine.