In tutta l’Unione Europea, le normative sulla sicurezza informatica stanno spostando l’attenzione dal completamento della formazione alla dimostrazione di riduzioni reali e misurabili del rischio umano.
Direttive come la NIS2 e la DORA non chiedono più se esistono programmi di consapevolezza del rischio, ma se le organizzazioni possono dimostrare che il comportamento umano supporta la resilienza operativa. Sebbene la Germania sia uno dei primi Stati membri a recepire completamente queste direttive nel diritto nazionale, obblighi simili si applicano in tutta l’UE e le aziende che operano a livello internazionale devono affrontare aspettative crescenti da parte di revisori e autorità di regolamentazione di tutto il mondo.
Questo cambiamento segna una svolta fondamentale: la consapevolezza non è più una casella di controllo, ma un controllo del rischio che deve essere continuamente misurato, gestito e migliorato.
Comprendere questo cambiamento e sapere come reagire è essenziale per le organizzazioni di tutte le dimensioni che vogliono ridurre il rischio operativo e soddisfare le aspettative normative.

Dalla consapevolezza all’evidenza: L’imperativo normativo
Per oltre un decennio, i programmi di sensibilizzazione sulla sicurezza informatica si sono concentrati sul completamento dell’apprendimento e sulla conferma delle politiche. Le organizzazioni potevano dimostrare la propria conformità distribuendo moduli di eLearning, effettuando simulazioni di phishing o raccogliendo i riconoscimenti firmati delle policy.
Oggi le autorità di regolamentazione, i consigli di amministrazione e i revisori dei conti si pongono una domanda molto diversa:
“Ha effettivamente ridotto il rischio e puoi dimostrarlo?”.
Ciò riflette l’intento dei regolamenti dell’UE, come ad esempio:
- Direttiva NIS2: Richiede agli enti di implementare misure tecniche e organizzative adeguate e proporzionate e di valutarne l’efficacia nella gestione dei rischi legati alle TIC, compresi quelli legati alle persone.
- DORA (Digital Operational Resilience Act): Richiede alle organizzazioni finanziarie e ai fornitori di servizi ICT di garantire la competenza e la resilienza del personale, dimostrando l’efficacia delle misure al di là delle metriche di completamento.
A livello globale stanno emergendo tendenze simili. Il NIST Cybersecurity Framework statunitense e gli standard ISO come l’ISO 27001/IEC 27002 pongono l’accento sugli approcci basati sul rischio e sul miglioramento continuo, e i fattori umani sono considerati un’area di rischio fondamentale. Anche al di fuori dell’UE, le autorità di regolamentazione si aspettano sempre più che le organizzazioni dimostrino che le iniziative di sensibilizzazione si traducono in un’effettiva riduzione del rischio, piuttosto che in un semplice apprendimento.
Il divario tra sapere e fare: perché la consapevolezza da sola non basta
Il “divario tra sapere e fare” è il divario tra la conoscenza di un comportamento sicuro e la sua effettiva applicazione pratica. Molte organizzazioni pensano che sia sufficiente adottare misure di apprendimento e politiche. In realtà, gli audit mostrano sempre più spesso che le organizzazioni:
- Formare il personale, ma non monitorare i miglioramenti nel tempo
- Effettua simulazioni di phishing, ma non risponde ai fallimenti ripetuti con interventi mirati.
- Riconoscono le politiche, ma non collegano il rischio umano ai quadri di gestione del rischio ICT.
Il focus normativo non è più sulla partecipazione, ma sui risultati: cambiamenti di comportamento misurabili, riduzione degli errori umani e miglioramento della resilienza operativa.
Come appare la prova della riduzione del rischio umano
I regolatori e i revisori non si aspettano la perfezione. Si aspettano miglioramenti documentati e dimostrabili nel tempo. Le prove provengono da modelli e tendenze, non da metriche isolate. Alcuni esempi sono:
- I tassi di clic sul phishing sono in calo in diverse campagne
- Segnalazione maggiore e più rapida di e-mail sospette
- Meno fallimenti ripetuti da parte degli stessi utenti
- Riduzione dei tempi di rilevamento e risoluzione degli incidenti
- Miglioramento del comportamento dopo interventi mirati e basati sui ruoli
Ad esempio, un’azienda potrebbe scoprire che il personale di un determinato reparto fallisce ripetutamente i test di phishing. Viene introdotta una formazione mirata e basata sui ruoli e le successive simulazioni mostrano un calo misurabile dei comportamenti a rischio. Questo è il tipo di prova che le autorità di regolamentazione si aspettano.
Anche i miglioramenti incrementali contano. Il monitoraggio continuo e la documentazione degli sforzi di riduzione del rischio dimostrano che i programmi di sensibilizzazione non sono caselle di controllo statiche, ma controlli in evoluzione basati sul rischio.
Dai programmi di sensibilizzazione alla gestione del rischio umano
Il panorama normativo richiede alle organizzazioni di trattare la consapevolezza della sicurezza informatica come parte della gestione complessiva del rischio ICT, non come un’attività isolata di conformità. Questo significa che:
- Passare da un apprendimento annuale o una tantum a programmi continui e strutturati.
- Collegare i fallimenti e gli incidenti a interventi mirati e misurabili.
- Tracciare le tendenze comportamentali nel tempo
- Integrare il rischio umano nella reportistica generale sul rischio ICT e operativo
È qui che i programmi di sensibilizzazione diventano gestione del rischio umano.
Le organizzazioni che riescono a farlo con successo non solo riducono gli incidenti ma possono anche
dimostrare la propria resilienza alle autorità di regolamentazione, ai revisori e al senior management.
Passi pratici per rispondere
Per soddisfare le aspettative normative non è necessario un comportamento perfetto in materia di sicurezza, ma è necessaria una prova strutturata di miglioramento.
Alcune delle azioni chiave che la tua azienda dovrebbe intraprendere sono:
- Definire KPI significativi che vadano oltre il completamento della formazione, come ad esempio la percentuale di clic sul phishing, la frequenza di segnalazione, i fallimenti ripetuti.
- Traccia il comportamento nel tempo per dimostrare i miglioramenti
- Rispondere agli insuccessi con una formazione o una guida mirata.
- Documenta le decisioni e i risultati, collegando le azioni a incidenti specifici.
- Esaminare regolarmente per identificare gli utenti ad alto rischio o le aree che necessitano di un intervento.
Questi passi significano che i programmi di sensibilizzazione si evolvono in una gestione del rischio continua e basata su prove, soddisfacendo le aspettative normative e di audit e migliorando la resilienza operativa.
Come può aiutarti MetaCompliance
MetaCompliance aiuta le organizzazioni a colmare il divario tra sapere e fare trasformando i dati sulla consapevolezza e sugli incidenti in
prove pronte per le autorità di regolamentazione. La sua piattaforma combina:
- E-Learning continuo
- Simulazioni di phishing
- Segnalazione degli incidenti
- Gestione delle politiche
- Reportistica centralizzata e analisi delle tendenze
In questo modo le organizzazioni possono passare dalla semplice erogazione dell’apprendimento alla dimostrazione che il rischio umano viene gestito attivamente e ridotto nel tempo.
Il Customer Success Team di MetaCompliance lavora con le organizzazioni per interpretare i loro dati, strutturare programmi di sensibilizzazione basati sul rischio, definire KPI significativi e presentare i risultati alle autorità di regolamentazione, ai revisori e alla dirigenza. In questo modo, la conformità si trasforma in fiducia e la consapevolezza in un controllo misurabile che rafforza la resilienza operativa.
Dalla conformità alla fiducia
In tutta l’UE e sempre di più in tutto il mondo la consapevolezza della sicurezza informatica non è più un esercizio da spuntare. Le normative richiedono prove che dimostrino che i programmi riducono il rischio umano e migliorano la resilienza organizzativa.
Le organizzazioni che abbracciano questo cambiamento:
- Colmare il divario tra sapere e fare
- Dimostrare una riduzione misurabile del rischio umano
- Creare fiducia con le autorità di regolamentazione e i revisori dei conti
- Rafforzare la resilienza operativa
Colmare il divario non è un optional, è il nuovo standard e le organizzazioni che agiscono ora saranno meglio preparate ad affrontare le sfide della sicurezza nel mondo reale.
Per saperne di più su NIS2, DORA e altre normative che influiscono sul modo in cui le aziende considerano i rischi nel 2026 e oltre, leggi il nostro blog:
4 cambiamenti normativi a cui i CISO devono prepararsi nel 2026
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ICP e Cyber Awareness – FAQ
Quali sono i KPI di consapevolezza informatica?
I KPI di consapevolezza informatica misurano l’efficacia del comportamento dei dipendenti nel ridurre il rischio informatico, come ad esempio i tassi di clic sul phishing, i tassi di segnalazione e i fallimenti ripetuti.
Perché i KPI di consapevolezza informatica sono importanti per NIS2 e DORA?
NIS2 e DORA richiedono alle organizzazioni di dimostrare che i programmi di consapevolezza informatica riducono il rischio umano, non solo di fornire formazione o riconoscimenti di politiche.
Come valutano le autorità di regolamentazione la riduzione del rischio umano?
Le autorità di regolamentazione cercano tendenze nel tempo, tra cui una riduzione dei click di phishing, una segnalazione più rapida degli incidenti, un minor numero di errori ripetuti e una migliore resilienza operativa.
Il completamento della formazione sulla sicurezza è ancora sufficiente per la conformità?
No. Le autorità di regolamentazione si aspettano ora la prova che la consapevolezza della sicurezza informatica porti a un cambiamento di comportamento misurabile e a una riduzione del rischio informatico legato alle persone.
Qual è il divario tra sapere e fare nella consapevolezza della sicurezza informatica?
Il divario tra sapere e fare si verifica quando i dipendenti comprendono i comportamenti sicuri ma non li applicano in modo coerente, aumentando il rischio umano nonostante la formazione completata.
Come possono le organizzazioni migliorare i KPI di consapevolezza informatica?
Le organizzazioni possono migliorare i KPI di consapevolezza informatica monitorando il comportamento nel tempo, rispondendo ai fallimenti con interventi mirati e integrando il rischio umano nella gestione del rischio ICT.